L'impresa D'Annunziana di Fiume (1919-1920)

Sintesi storica

Gabriele D'Annunzio sollecitato ad intervenire, nella notte tra l'11 e il 12 settembre 1919, partì con i Granatieri da Ronchi. Lungo il percorso altri reparti dell'esercito italiano si unirono ai dannunziani, invano il generale Pittalunga cercò di far desistere D'Annunzio dal marciare su Fiume.

La mattina del 12 settembre D'Annunzio entrò in città acclamato da popolo. Intanto il primo Ministro Giovanni Giolitti iniziò trattative segrete con gli jugoslavi e i francesi per la costituzione di uno Stato Libero di Fiume.

D'Annunzio per contrastare il piano di Giolitti proclamò l'8 settembre 1920 la "Reggenza del Carnaro". In quello stesso periodo il poeta-soldato dotò la "Reggenza" di una moderna costituzione denominata la Carta del Carnaro.

Ciò nonostante l’ Italia e la Jugoslavia il 12 novembre 1920 firmarono il Trattato di Rapallo, grazie al quale venne costituito lo Stato Libero di Fiume e risolta la questione dei confini orientali tra i due stati. D'Annunzio si oppose a tale decisione e si preparò alla difesa della città.

Il pomeriggio del 24 dicembre 1920 scoppiarono i primi combattimenti: era il "Natale di Sangue". La corazzata italiana "Andrea Doria" bombardò il Palazzo del Governo dove si trovava D'Annunzio e da terra truppe regolari italiane, comandate dal generale Enrico Caviglia, attaccarono pesantemente i legionari dannunziani. Ben 53 furono i morti negli scontri.

Gabriele D'Annunzio dopo questi gravi fatti fu costretto ad abbandonare la città alcuni giorni dopo aver lasciato le consegne ai notabili fiumani più fedeli come Riccardo Gigante, Attilio Prodam e altri.